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Già nell'antichità, l'aglio era impiegato non solo per il singolare aroma, ma come pianta alimentare vera e propria. Gli operai che lavoravano alla costruzione della grandiosa piramide di Cheupe, in Egitto, lo usavano giornalmente come alimento, ma soprattutto ne facevano grande uso i romani nel quale
riconoscevano un eccellente ricostituente ricco di proprietà toniche e depurative e quindi lo ritenevano un alimento particolarmente utile ai soldati. A queste virtù di carattere generico, Plinio e Discoride ne assommavano altre, giudicandolo diuretico, tenifugo, adatto a combattere asma e itterizia, nonché, addirittura, un valido antidoto contro rabbia e veleno. Del resto fino a qualche decennio fa non era raro vedere nelle campagne, mamma somministrare ai propri figli, fette di pane strofinate con i suoi spicci odorosi affinché questi crescessero sani e robusti. Sulla zona della pianta sono state formulate diverse ipotesi che prendono in considerazione diverse aree geografiche. Lineo, per esempio lo faceva provenire dalla Sicilia, mentre altri studiosi identificarono il suo habitat naturale ora in Egitto, ora in India, ora nel Kirghisistan.Benché la maggior parte di queste supposizioni abbia validi motivi di giustificazione, si può affermare con una certa attendibilità che la matrice dell'aglio vada ricercata nelle steppe dell'Asia centrale. Da qui, il vegetale si propagò nelle zone limitrofe, arrivato in Italia coi Romani, nella zona del Polesine durante la centuriazione, qui ha trovato un habitat ideale, poi portato in vari posti del mondo dai nostri emigrati, che se lo portavano con sé come medicina e che poi se lo piantavano nell'orto per assicurarsi la continuità del prodotto. Infatti noi possiamo dire che l'aglio Spagnolo, Argentino, Francese, Californiano ecc.…derivano da un unico ceppo quello Polesano.
La cinematografia - volendo cominciare a rovescio - ha reso note a tutta, la sua facoltà, di allontanare i vampiri. Allo scopo i suoi bulbi erano confezionati in collane da tenere al collo, più semplicemente, erano appesi in qualche angolo della casa. Ancora gli si accreditava capacità così straordinarie da ritenerlo in grado di neutralizzare il morso velenoso dei serpenti e di preservare dal malocchio.Per quest'ultimo scopo le fattucchiere siciliane mettevano in un catino d'acqua uno spicchio tritato in pezzetti condendo il tutto con alcuni pizzichi di sale e qualche goccia d'olio d'oliva, si univa una ciocca di capelli della sofferente, si recitavano alcune formule magiche e il malocchio, d'incanto, spariva o sarebbe dovuto sparire.

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